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Categoria: CreepyPasta

Finchè voci umane non ci sveglieranno

Quando Edith aprì gli occhi si accorse di trovarsi in una stanza in cui non era mai stata.

Debolmente illuminato da un piccolo candelabro, l'ambiente appariva privo di mobili e suppellettili, stretto e lungo, quasi un corridoio, abilmente adornato da figure maestose ed iscrizioni su tutte le pareti, freddo, umido: sentiva già di odiare quel posto. Sentiva sotto il suo corpo il freddo pavimento di marmo, nella sua mente il marmo doveva essere bianco e candido, oppure rosato o rosso come nei grandi palazzi rinascimentali mentre questo era scuro, orribile, una tonalità di marrone molto scuro, quasi nero, che contrastava aspramente con le ricche e sublimi lavorazioni delle pareti, colorate di oro e porpora, dove i grandi occhi delle sconosciute figure dipinte sembravano osservarlo da vicino...

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La Chat

Silvia era stata per lei, una semplice compagna di classe. Non avevano mai parlato molto, non abbastanza per potersi considerare amiche in ogni caso. Lara L’aveva comunque aggiunta ai contatti dei social network a cui era iscritta quando lei le aveva inviato la richiesta di amicizia, ma non si erano mai scritte. Non che le fosse antipatica, ma Lara era fatta così, non le piaceva socializzare con quelle che riteneva “persone superficiali” come si era fatta la chiara idea che Silvia fosse. Silvia amava le feste, bere, fumare, ascoltare musica al parco con la sua cricca di amici...

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Prigionia

Entro nella mensa, un altro giorno come gli altri. La mia uniforme si confonde con quella degli altri, indistinguibili se non per il colore della pelle o il taglio di capelli. Prendo un po’ di pollo e mi siedo, di fronte al mio amico. Siamo disposti in tavoli lunghi, tutti con cibi poco differenziati: pollo, insalata e qualche strana zuppa. Non parlo molto, né durante il pranzo né nelle altre ore del giorno...

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L’ospedale

Gli ospedali mi hanno sempre dato i brividi. E sfortunatamente per me, è lì che sono finito a passare la maggior parte del mio tempo quando i miei si sono divorziati. Sono finito a vivere con mia madre, che lavorava come infermiera nell'ospedale locale, di solito faceva dei turni che duravano tutta la notte. Quindi per parecchie notti sarei rimasto nella sala d’attesa dell’ospedale, facendo i compiti e pensando o chiedendo a mio padre se potessi trasferirmi da lui, anche se ormai viveva a tre stati di distanza...

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