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Pokémon Strangled Red

 
La maggior parte delle storie, tranne quelle nella categoria "Scritte da me" o "Scritte da voi" sono prese dal sito Creepypasta Italia Wiki

Ci sono tonnellate di storie su giochi di Pokémon modificati. Alcune di queste sono molto carine, come quella su una versione dove ti danno un fantasma come starter. Alcune però sono storie ridicole, malate, di gente che muore dopo aver giocato a uno di questi giochi, o del gioco che parla con loro. Dio, ma questi scrittori non sanno che meno si dice meglio è quando si parla di questa roba? Oh beh, sto divagando. Ho iniziato ad interessarmi a questi giochi modificati che, a quanto pare, sono in qualunque bottega dell’usato, su ebay o lasciati da senzatetto a passanti a caso. Non ho avuto il piacere di incontrare queste inquietanti persone, ma ho trovato questa particolare cartuccia in una pattumiera quando il camion dell’immondizia è passato vicino al cassonetto dei miei vicini. Ho notato il gioco e chiesto al netturbino se potessi prenderlo, e non sembrava esserne dispiaciuto. Dopotutto è stato buttato. Ho parlato con i miei vicini per chiedere loro se avessi potuto definitivamente prenderla. Eppure sembravano perplessi, come se non avessero mai visto quella cartuccia prima d’allora. Il loro figlioletto me la strappò di mano dopo aver visto il Charizard sulla copertina, urlando “Pokémon! Mamma, lo voglio!”. Sua madre però gli disse di no, chiarendo che l’avevo trovata io per prima. Non aveva nemmeno un gameboy in effetti, gli piacevano i Pokémon e basta. Senza pensare ad altro, sono semplicemente tornato a casa, guardando la cartuccia sulla via del ritorno. Era un semplice Pokémon Rosso, e aveva sull’adesivo un piccolo strappo sul collo di Charizard, ma era aspettabile da un gioco così vecchio. Avevo Pokémon Blu da piccolo, quindi ero un po’ curioso di vedere le seppur minime differenze dalla versione rossa. Fui abbastanza deluso da quel che vidi quando comparì la schermata del titolo. “Pokémon: Rosso Strangolato.” Dannazione, era una versione hackerata. Certo, le versioni hackerate sono carine e interessanti, ma hanno zero valore monetario, mentre i Pokemon originali sono abbastanza valutabili ora, e comunque volevo giocare a Pokémon Rosso, non a quella merda. Oh beh, lo ebbi gratis, tanto valeva provarlo. Il nome era strano comunque, Rosso Strangolato? Non aveva senso, neanche in una morbosa descrizione di qualcuno che viene asfissiato, dal momento che le persone diventano blu quando soffocano, non rosse. Chissà, forse c’erano un paio di questi hack e ho trovato quello rosso e basta. Più ci pensavo, più diventavo interessato. La mia iniziale delusione si trasformò in curiosità. Volevo vedere cosa avesse fatto il creatore, e avrei appuntato tutto ciò che avessi visto. La prima stranezza che notai era che la schermata iniziale aveva un Charizard vicino all’allenatore anziché un Charmander, e inoltre i Pokémon non scorrevano mai tra di loro. C’era solo Charizard, anche dopo cinque minuti di attesa. Sospirando, premetti start, notando che Charizard non emise il suo verso come avrebbe dovuto. Vidi un’opzione “Continua”, così decisi di curiosare, come fanno tutti, nel salvataggio del precedente possessore della cartuccia. “…No…” Ero sorpreso. No? Che intendeva per no? Il gioco non mi avrebbe fatto continuare, non importava quante volte provassi. Al quarto tentativo sentii il verso di Charizard. Appena udibile, ma c’era. Alla fine decisi di premere Nuovo Gioco e basta, come avrei comunque fatto dopo aver controllato il vecchio file. Lo schermo diventò nero per un po’. Niente Professor Oak, niente musichetta iniziale, niente di niente. Alla fine però lo schermo riapparse mostrando una stanza da letto, due letti, due TV e un computer nell’angolo. Il mio allenatore era il solito delle versioni originali. Mi incuriosì però il fatto che non mi chiese di inserire il nome, anche se scoprii che il mio allenatore ne aveva già uno aprendo il menù di pausa. Si chiamava “Steven”. No, non è il mio vero nome o roba del genere, questo gioco non è un essere senziente o infestato, non che io lo sapessi almeno. Steven era un nome preimpostato.

Curiosamente, vidi che aveva la quantità di denaro iniziale e nessuna medaglia. Non sembrava Rosso comunque, i suoi capelli erano molto più lunghi e gli arrivavano quasi fino infondo alla schiena, e aveva al posto del solito sorriso di Rosso un mezzo sorrisetto arrogante. Sinceramente, trovavo quello sprite molto più figo di quello di Rosso. Poi ho controllato i suoi pokémon: aveva un solo Charmander, di livello cinque, chiamato “Miki”. Non aveva niente di strano. Dal nome probabilmente era un pokémon di sesso femminile. Aveva le statistiche iniziali di ogni Charmander e conosceva solo Graffio e Colpocoda, le mosse base. Ritornando al gioco, ho camminato un po’ per la stanza, notando che i capelli lunghi di Steven comparivano anche sulla schiena dello sprite del mio allenatore, quando la schiena era rivolta verso telecamera. Non riconobbi la casa, ma scesi le scale per vedere di più. Al piano di sotto c’era un altro allenatore, che mi ha parlato nell’istante in cui sono sceso.

Mike: Già pronto?

Steven: Sì. Ho assunto che questo “Mike” fosse il mio rivale, già deciso per me. Un rimpiazzo di Blu insomma. Ricordai però che la camera da letto aveva due letti, e capii che non erano solo rivali, ma anche fratelli. Parlavano camminando avanti e indietro, erano semplici dialoghi su Pokémon, diventare un Maestro di Pokémon, catturarli tutti e roba del genere, prima di avere un piccolo litigio su chi è migliore tra Charmander e Squirtle, che ovviamente portò alla battaglia introduttiva, come quella contro Blu nel laboratorio. Molto semplice, Graffio, Azione, Graffio, Azione, finché vinsi giusto perché avevo il primo turno. Presi nota di quanto lo sprite di Steven in combattimento fosse più figo di quello di Rosso, con una posa differente: i suoi capelli che sembravano essere soffiati dal vento. Una piccola, insignificante miglioria, ma che a me piaceva parecchio. Lasciai la casa dopo un qualche altra beffa con mio “fratello”, dopodiché partì il tema di Biancavilla. Andando ad est, scoprii che la città in cui mi trovavo era in effetti Biancavilla: la casa di Steven era semplicemente al margine occidentale. Notai che non c’era nessuna misteriosa erba alta come nella normale Biancavilla. Girando per la città, decisi di controllare la casa di Rosso. Sua madre era in cucina e, quando le parlai, cominciò ad esaltare la bellezza di Steven, e sperava che suo figlio avrebbe potuto prenderlo come modello quando, l’anno prossimo, sarebbe diventato lui stesso un allenatore di Pokémon. Capii quindi che questo gioco era ambientato un anno prima dell’originale Pokémon. Rosso era addirittura al piano di sopra, giocando al Super Nintendo nella sua stanza e dicendo “Anch’io diventerò il migliore quando sarà il mio turno!” Questo hack cominciava a piacermi. Era interessante, un’avventura completamente nuova, un personaggio diverso. Diavolo, Steven sembrava persino avere una storia in città, una reputazione, una personalità dietro un silenzioso protagonista. La gente in città gli parlava normalmente, facendo conversazione, non solo dicendogli baggianate dei tutorial. Anche la sorella di Blu aveva un nuovo dialogo: sembrava anche avere una relazione con Steven, poiché il dialogo tra loro terminava con un bacio e un cuore sulla sua testa. Il Prof. Oak mi aveva semplicemente dato il buon augurio, donandomi un Pokédex per aiutarmi nella mia avventura.

Non me lo stava dando per la stessa ragione dietro ogni gioco dei Pokémon, me lo aveva dato per gentilezza, come qualcosa per aiutarmi nella mia strada, un regalo. Questo gioco mi stava piacendo sempre di più ogni secondo, sembrava avere una storia ora! Ero qualcuno, non solo il solito protagonista che tutti potevano essere, non qualcosa che sarebbe potuto essere rimpiazzato senza che nessuno se ne accorgesse. La storia era diversa, ma l’effettivo gameplay era rimasto inalterato. Sono andato a nord come avrei dovuto, girato per le varie città, collezionato medaglie, ricevuto complimenti dai capipalestra eccetera. La fama di Steven sembrava anche spargersi, poiché alcuni NPC gli parlavano come se lo conoscessero. Ho usato Miki per tutte le battaglie, e progrediva con sorprendente velocità. Si è occupata di Brock con facilità, e ha addirittura sconfitto Misty senza alcun problema. Non era negativamente affetta da attacchi superefficaci, faceva più danni di un regolare Charmander… Era una vera macchina da guerra! È persino diventata un Charizard al livello venticinque, assolutamente niente male devo dire. Le cose sono cominciate a diventare strane quando ho raggiunto Lavandonia. Lo so, lo so, Lavandonia è al centro di ogni creepypasta, ma è l’unico posto veramente diverso. Non c’era l’invasione del Team Rocket, cosa che trovai strana, anche se poi mi sono ricordato che il gioco era ambientato di un anno nel passato, quindi l’invasione non sarebbe avvenuta fino all’anno seguente con Rosso. Ho provato ad entrare nella Torre Pokémon, con l’obbiettivo di prendere un Ghastly, ma successe una cosa strana.

Steven: Non ho motivo di stare qui… Steven non sarebbe entrato nella Torre Pokémon, non importava cosa facessi. Questo era strano. Insomma che cavolo, ci sono un milione di posti a Kanto in cui non c’è molto bisogno di stare, come piccole case a casaccio con nient’altro che NPC bambini per esempio. Perché è qui che Steven non sarebbe entrato? Alzai le spalle, capendo che non avrei avuto bisogno di un Ghastly, siccome Miki avrebbe potuto occuparsi di tutto. Tornai dunque sulla mia strada, lasciandomi Lavandonia alle spalle, che in effetti era solo un passaggio con un Centro Pokémon. Il gioco progredì normalmente da là. Sconfitti i restanti capipalestra, arrivai alla fine ai Superquattro e sconfissi anche loro. Come con Blu, mio “fratello” Mike era lì prima di me, e iniziarono la battaglia finale del campionato, che Miki affrontò con facilità. Il dopo battaglia fu abbastanza piacevole: non c’era alcuna tensione come tra Rosso e Blu alla fine del loro match. Anzi i fratelli si congratularono l’un l’altro del loro progresso e si strinsero le mani, prima che lo schermo divenne bianco. Niente Hall of Fame, nessun credito. Quando lo schermo tornò normale, era di nuovo in casa e i due fratelli erano seduti al computer, conversando tra loro.

Steven: Non voglio…

Mike: Andiamo, devi solo prestarmela per un secondo per finire il Pokédex, la voce non mi registrerà finché non mi riconosce come maestro per un secondo.

Steven: Ma lei è la mia Miki…

Mike: Prometto che te la restituirò. Dai, per favore! ->Si No Ero un po’ perplesso, così ho premuto No per precauzione.

Mike: Dai, per favore! NO

Mike: Dai, per favore! Realizzai che sarebbe semplicemente continuato all’infinito finché non avessi premuto Si, e così ho fatto, solo per vedere cosa sarebbe successo.

Mike: Ok, ci metterò solo un secondo, poi saremo entrambi Maestri Pokémon!

Steven: …….. Lo schermo cambiò all’animazione di quando due persone si scambiano I Pokémon, che ho trovato un po’ strano, essendo solo. Ma fa niente, questo era quello che sarebbe dovuto succedere. Miki fu scambiata per prima. Ho guardato pigramente come viaggiava per il tubo di scambio, quando improvvisamente… SNAP! Il Game Boy fece un violento rumore, che rimbombò nella mia camera. Mi fece saltare dalla paura, per colpa del suo volume così alto. Guardando lo schermo, notai che il gioco sembrava essersi bloccato, con Miki ancora a metà dello scambio, ma non succedeva niente. Sospirando, spensi il gioco, chiedendomi quando fosse stata l’ultima volta che avessi salvato. Quando riaccesi il gioco, fissai per un po’ la schermata iniziale. Il Charizard vicino all’allenatore era sparito. Premendo start, vidi che l’opzione Nuovo Gioco era assente, lasciando solo Continua. Questo era… strano, per non dire altro. Così la selezionai e il gioco partì senza neanche mostrarmi le mie statistiche, come al solito. Rimasi a bocca aperta quando vidi cosa apparve sullo schermo. UN ANNO DOPO Il tema di Lavandonia iniziò a suonare, normalmente, con lo schermo che dissolveva dal nero. Steven era nella Torre Pokemon, il che rese la musica ancora più strana, poiché la torre ha un proprio tema. Era di fronte ad una lapide, senza far nulla. Chiedendomi cosa stesse succedendo, premetti A.

Steven: … Confuso, provai a camminare, realizzando che ero in controllo in quel momento. Ho aperto il menù di pausa e controllato il mio team. Miki era scomparsa. Non solo Miki, tutti i Pokémon. Non aveva più nulla, neanche il Pokédex, e il suo zaino era vuoto. Molto incuriosito, controllai la sua trainer card. Non aveva soldi. Non aveva medaglie. Il suo tempo di gioco era di 8795 ore, il che era impossibile siccome c’ho giocato per massimo una trentina d’ore. Ma non era quella la cosa più strana. La sua foto, la foto del giovane allenatore bello e sicuro di sé era… diversa. I suoi occhi erano vuoti, la sua faccia era leggermente girata verso il basso, e quel sorrisetto era sparito, rimpiazzato dalla mancanza di qualunque espressione. I suoi capelli, prima in forma perfetta, erano ora disordinati e sciatti. Non riuscivo più guardarlo, così chiusi il menù. Uscii dalla torre, e ad ogni passo che facevo lontano dalla tomba, lo schermo lampeggiava, come faceva quando un Pokémon era avvelenato. Deglutendo, ho guardato ancora la trainer card: la sua immagine stava peggiorando. Ad ogni mio passo, Steven abbassava sempre di più la testa, le sue spalle crollavano e lui si piegava. Quando uscii dalla torre era oramai inginocchiato, con le mani in faccia e i capelli che lo coprivano. Avevo già un’idea di cosa stesse succedendo, ma quella immagine me ne aveva dato la conferma. Iniziai ad unire alcune cose nella mia mente. Mi sono sempre chiesto perché nei primi giochi dei Pokémon non c’è un campione da battere, a parte il rivale. Perché devi sconfiggere lui, senza che non ci sia qualcun altro sopra di lui. La risposta era proprio qui, in questo hack. Il precedente campione si era arreso. La sua preziosa Miki era morta. Durante lo scambio. E con lei così morì parte di Steven. Il suo Pokédex, gli altri Pokémon, le sue medaglie, la sua fama e tutto il resto: buttò via tutto. Non ho visto però l’anno in cui sono successe tutte quelle cose. Ho anche fatto un calcolo, ci sono 8765 ore in un anno, che aggiunte alle mie trenta formavano il tempo di gioco. Però il gioco andava avanti. Questa sarebbe dovuta essere la fine, pensai. Voglio dire, che altro c’era da fare? Non avevo Pokédex, non avevo Pokémon, non avevo niente. Cosa dovevo fare? Ho parlato con tutti nella città, ma tutti dicevano cose simili. “Stai bene?” “Ancora addolorato vedo…” “Andrà tutto bene…” “Per favore… c’è qualcosa che possiamo fare?” Steven non gli ha mai risposto, e tutti ripetevano le stesse cose, ancora e ancora. Non potevo spegnere il gioco ora, era tutto troppo strano. Curioso, mi diressi nell’erba alta, imbattendomi in un Rattata. Nessun Pokémon fu mandato in campo, solo lo sprite di Steven. Mi chiedevo come avrei combattuto. RATTATA selvatico ti ha lasciato stare. La battaglia finì senza che succedesse nulla. Era certamente interessante, e successe con ogni Pokémon che incontrai. PIDGEY selvatico ti ha ignorato. PONYTA se n’è andato. La musica non cambiò mai. Non importa dove andassi, in sottofondo c’era sempre il tema di Lavandonia, seguendomi ovunque, a volte rallentando e a volte no. Ho cercato ovunque, in ogni città, parlato a tutti, chiedendomi soltanto cosa diavolo avessi dovuto fare. La mia frustrazione si mischiava con l’atmosfera deprimente del gioco, rendendo l’esperienza snervante e spiacevole, ma non potevo arrendermi. Iniziavo ad arrabbiarmi un po’ comunque. Nessuno mi diceva niente, eccetto farmi le loro condoglianze e cercando di darmi oggetti come LIMONATA o CAFFÈ, e ognuno riceveva questa risposta:

Steven: …No… Mi diedi uno schiaffo da solo, per la mia idiozia. La risposta era proprio davanti a me: Biancavilla! Ci misi molto tempo poiché dovevo camminare, non avendo Pokémon con cui volare o biciclette da usare, e Steven camminava a metà della sua regolare velocità. Arrivato, comunque, non fu molto diverso. Prima provai a parlare al Prof. Oak. “Queste cose succedono… sei solo stato sfortunato.” Poi ho provato con la sorella di Blu. “Per favore… non andartene di nuovo…” La mamma di Rosso non mi avrebbe nemmeno parlato. Senza una vera meta quindi camminai ad ovest, trovando la casa dell’inizio, in cui non entravo da quando lasciai Biancavilla. Dentro c’era Mike, ma parlargli fu inutile.

Mike: Mi dispiace tanto… Mi sono chiesto per un momento se questa fosse stata davvero la fine, con Steven condannato a vagare per Kanto in miseria, infestato dai ricordi, forzato a sentire gli interessi di tutti su di lui. Come ultimo sforzo per fare qualcosa, andai nella stanza di Steven e camminai fino al letto.

Steven: Vado a dormire… Lo schermo divenne nero per un momento, ma poi riapparse lentamente, leggermente più scuro del solito. In stanza vi era lo sprite di Mike steso sull’altro letto. Doveva essere notte.

Steven: Lo farò… Fare cosa? Ancora, non avevo idea. Ho provato ad ispezionare l’intera stanza, ma non successe niente. Quando uscii dalla casa, comparse un altro box di dialogo.

Steven: LUI può riportarla indietro… LUI può fare qualunque cosa… Chi diavolo era LUI? Qualcuno che potesse fare qualunque cosa proprio non riuscivo ad immaginarlo. Girando un po’, provai a lasciare Biancavilla nel solito modo.

Steven: Non qui. Non sarebbe andato più lontano. Provai le case.

Steven: Fanculo… Mi stropicciai gli occhi quando vidi quel box di dialogo. Dimenticandomi per un attimo che quello non era un vero gioco dei Pokémon, la volgarità mi colse impreparato. Continuai a guardarmi intorno, ma non c’era luogo in cui potessi andare, finché non ho accidentalmente camminato sull’oceano, dove Steven compariva con sola mezza sprite, come i nuotatori che incontri nella palestra di Celestopoli. Non sapevo che potesse nuotare…

Steven: Il mancante… Il mancante? Misi in pausa per un istante. No, non poteva davvero intendre… quello. Non avevo ancora provato il trucco per Missingno su questo hack, ma questo c’azzeccava parecchio, forse era proprio quello che significava. Ho nuotato fino a Celestopoli. All’improvviso notai che qualcosa non andava, più di prima. Silenzio. La musica di Lavandonia si fermò. Non c’era più nessun suono in effetti, né c’erano Pokémon. Continuai a nuotare e basta, trovando Celestopoli e nuotando su e giù sulla costa orientale. Appare MISSINGNO. selvatico!

Steven: Mio… Catturato MISSINGNO. selvatico! Ma che diavolo? Steven non fece nulla, comandò solo a quell’atrocità di dati rotti di unirsi a lui, di diventare sua possessione, e lui l’ha fatto. Diventavo sempre più disturbato da tutto questo. Guardando il menù di pausa, mi accorsi che Missingno non era nel mio team di pokémon, bensì nello zaino, come oggetto, rendendo le cose ancora più strane. Controllai anche la sua trainer card. Steven mi dava le spalle, con i suoi capelli lunghi che lo coprivano, le mani in tasca e nient’altro. Ricordando cosa disse all’inizio di questa notte, capii cosa dovevo fare. Nuotai a riva e andai a nordest, fino a, dove altro sennò, Lavandonia. Durante la strada, notai che tutti gli allenatori, stranamente ancora fuori nonostante l’ora, non avrebbero guardato Steven. Tutti si giravano quando passava, anche quelli che normalmente erano statici. Ho provato a parlare ad uno degli ufficiali negli edifici del corpo di guardia. “Vai e basta…” Tutti dicevano la stessa cosa, tranne uno, che mi fece rabbrividire. “A volte è meglio essere morti.” Le mie mani sudavano a questo punto, Steven stava per provare l’impossibile, qualcosa che alcuni definirebbero un crimine contro la natura, e molte persone condividevano tale opinione. Mi sono calmato per un attimo. È solo un gioco, e stavo per completarlo. Ci volle un’eternità per raggiungere la Torre Pokémon, ma alla fine ci arrivai. Facendo un profondo sospiro andai verso la tomba. Ricordavo qual era quella di Miki, l’immagine di Steven di fronte ad essa si era stampata nella mia ment. Prima, provai ad ispezionarla.

Steven: Miki… Non successe niente. Deglutendo, aprii il menù e selezionai Missingno dallo zaino. OAK: Steven, non usarlo! Mi ricordai di quando il Prof. Oak spuntava dal nulla e ti diceva che non avresti potuto usare un oggetto chiave da qualche parte, come usare la bicicletta in un edificio. Comunque il messaggio questa volta fu diverso. E il peggio fu che Steven gli rispose.

Steven: In un mondo che mi ha imbrogliato, perché dovrei essere leale… Steven usa LUI!…Steven ottiene [email protected]#$! Ma che cosa diavolo ho ottenuto? Non so dirvelo, perché il gioco sfuggì dal mio controllo. Il tema di Lavandonia ripartì, e senza che facessi nulla Steven lasciò la torre e iniziò il suo viaggio atrocemente lento contro il mio volere. Ogni volta che passava per uno di quei punti in cui la musica sarebbe cambiata, essa diventava progressivamente più lenta, sempre più disturbante, e quando raggiunse Celestopoli, si era oramai tramutata in un ronzio demoniaco. Lo osservavo e basta, cercando di capire dove stesse andando, ma diventava sempre più ovvio. Stava andando a Biancavilla. La musica fece di tutto tranne che fermarsi quando arrivò lì, suonando nota per nota. Andò esattamente dove avevo immaginato, a casa sua, al piano di sopra. A quel punto la musica si fermò. Steven si mosse passo per passo, fermandosi al letto di suo fratello e girandosi per guardarlo. Prima credevo che il gioco si fosse bloccato, non faceva niente, stette semplicemente lì senza far niente. Scoprii comunque che potevo aprire il menù di pausa. Ero terrificato, ed esitavo a guardare, ma non potevo fermarmi. Selezionai la sua trainer card. Ci fu un ruggito molto basso, come il verso distorto di un Pokémon. Steven guardava di nuovo me, direttamente dallo schermo. Era curvo, i suoi ciuffi gli oscuravano la faccia, i suoi capelli erano completamente spettinati. Tra i suoi ciuffi non c’era nemmeno una faccia, solo il nero, con due occhi rossi che guardavano in avanti e un sorriso bianco contrastante con il nero. E non era tutto. Il suo nome era cambiato in S!3v3n. Non riuscivo a smettere di guardarlo. I miei occhi erano incollati ai suoi, non potevo rompere il contatto visivo neanche per un secondo. La mia vista si era annebbiata fino al punto che non riuscivo più a vederci bene e la mia faccia si bagnò. Stavo piangendo, come un bambino. Non c’era niente che potessi fare per trattenere le lacrime. Io ero questo ragazzo dall’inizio, l’ho costruito io e io l’ho fatto raggiungere la sua grandezza, e sono stato poi forzato a guardare la sua caduta dopo un tragico incidente, ed ora… era diventato questo. Questa cosa, questo abominio. Lo guardai diventare pazzo. Fermando le mie lacrime, asciugandomi gli occhi, chiusi la trainer card e provai a salvare il gioco, aspettando solo di chiudere. Il gioco mi disse che questo era impossibile. “Niente può essere salvato ora.” Il menù di pausa non si sarebbe chiuso, non importa cosa facessi, così senza alcun’altra opzione, controllai lo zaino, ma non successe niente. Controllai i Pokémon, e ce n’era uno solo. Un singolo sprite, con zero HP. Il suo stato era MOR, il suo nome [email protected]#$. Lo selezionai, e mi furono date quattro opzioni. ->STATO “È lei…” ->SCAMBIA “Mai” ->CHIUDI “…No…” ->STRANGOLA Con le dita tremanti, scelsi STRANGOLA, e il menù si chiuse, mostrando di nuovo Steven nella sua stanza S!3v3n: Addio… SNAP! Il gioco si spense da solo. Ero più turbato che spaventato. In uno stato di leggero shock, lo riaccesi, e la schermata di gioco mostrava lo S!3v3n maniaco e un Charizard orribilmente glitchato. Premetti start, poi Continua. Tutto ciò che vidi fu un’immagine rimpicciolita di Biancavilla, mostrando la casa di Steven ad ovest, con l’erba alta che la circondava e quelle immobili rocce che la bloccavano dal resto della città. L’immagine era completamente statica, niente musica, niente movimento. Dopodiché tornò alla schermata del titolo. Era come l’ho trovata la prima volta. Un allenatore ed un Charizard. Provai a premere Continua. “…No…”


 

Questa storia è stata tradotta da Marco Iacone, la fonte originale la trovate QUI

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