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Rooms (Epilogo)

 
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Parte IV

Da questo punto in poi le prossime 12 pagine sono interamente ricoperte d’inchiostro, pasticciate di segni neri completamente. Quello che segue dev’essere stato scritto dopo diverso tempo, ma non è stato riportato.

Apprendere bene queste righe sarà complicato, io ho cercato di riportarle il più fedelmente possibile, ma bisogna tenere bene a mente il conflitto interno che lo scrittore sta avendo. Da qui in poi la normale narrazione si divide tra i pensieri interiori, il superio, i pochi ricordi che finalmente tornano a galla del protagonista e anche la normale documentazione degli eventi.

Passi. Rimbombano fuori.

Dal fondo del container arriva uno strano rumore, uno scricchiolio.

Si è aperto un passaggio. Entra della luce.

Alla fine sei arrivato.

Ti stavo aspettando.

Fatti vedere.

Ma tu?! Ma che?

Cos’è questo tepore? La verità che riempie i miei occhi? Il mio spirito?

Sei sempre stato tu.

Tu sai tutto. Tu sai tutto e io non so niente. Ci siamo sbagliati.

“Ambienti asettici e stanze bianche. Si rivolgevano tutti alla stessa persona, come se fosse il capo. Mi sembra di ricordare un nome, si ripetevano sempre lo stesso nome …”

“A, B, C e D. Li farò giocare ad un bel gioco, un gioco per il quale è necessario perdere la memoria, al cui interno ognuno ha i propri ruoli, le proprie strategie, le proprie forze e i propri punti deboli.”

Allora avevate ragione, B era il cattivone.

Io sono B veramente.

C’è stato un errore.

Non ricordo. Mi avete cancellato tutto!

“B è l’artefice di tutto quello che sta accadendo qua dentro e con la sua congregazione di persone malate sta perpetrando il suo giochino depravato. Ha ucciso C e avrebbe ucciso anche me.”

Si, l’avrei fatto, l’ho fatto.

“Il paziente #1045960 è pronto.”

“Perfetto. Preparate la sala operatoria.”

Cosa mi sta succedendo? Ricordi?

“Io sarò tra loro.” Eh? Cosa?

Perchè stai li immobile?

“Mi rinchiuderete nella stanza 014B, con il mio caro Jack e aspetterò che qualcuno venga a far conoscenza del mio caro amico Jack.”

“Lasciategli un blocchetto e una penna, per srivere qualcosa. Sarà meglio di un romanzo!”

E’ tutto sbagliato.

“Sto per morire qui? …”

D è entrato nel container.

….

… John.

Sei tu.

Vieni qua, John.

Che cazzo dici, ti ucciderà!

Finalmente sei arrivato a prendermi. A prendere il tuo vecchio.

Vieni, vieni a prendere la tua pillola.

PARLAMI, PER DIO! FA QUALCOSA!

Perchè non mi parli?

John, dovresti dirmi molte cose!

Mi ucciderà.

No, questa è la tua unica possibilità di salvezza!

L’ha già fatto.

Dov’è il tuo orgoglio? Dov’è il tuo orgoglio?

DOVE E’ IL TUO ORGOGLIO?

Perché fai così? Ti limiti a fissarmi.

Eh? … … Uccidere?

Qualcosa echeggia nei meandri della mia mente, un sussurro lontano, sconosciuto … non … non si può … un uomo morto … non possono …

Non si può uccidere un uomo morto.

Non si può uccidere un uomo morto.

Vero?

Non si può uccidere un uomo morto.

Cosa significa? Di cosa stai parlando?

È così chiaro. È tutto così chiaro, così palese. Perchè continuare questa farsa? Perchè rendere più amaro il boccone? Avrei potuto pensarci giorni fa. Mi sembra di poter udire la malinconica melodia che accompagna i titoli di coda venire a rincuorarmi.

Non possono uccidere un uomo morto.

Non riuscite a farlo, vero?

Neanche io potrei farlo. Neanche tu puoi farlo, John.

Che fai?

NO, NO, SCHERZAVO! NON TI AVVICINARE!

Fallo venire, infilagli il coltello nella gola.

STAMMI LONTANO! Non ti lascierò uccidermi!

Non lasciarlo scherzare con la tua mente.

Tu non giochi seguendo le regole, vero John? A te piace fare stupidi trucchetti con la mia mente.

Cosa vuoi?

HO UN COLTELLO QUA! NON COSTRINGERMI AD USARE IL COLTELLO!

Si, si usa il coltello!

Non te lo lascerò fare.

Non puoi farlo.

Non si può uccidere un uomo morto.

PIANTALA DI BLATERARE QUESTA STRONZATA!

“Tutti moriremo un giorno, John.”

Che fai? Stai fermo.

Non si può uccidere un uomo morto.

“Le mie mani. Sono nere di sangue.”

Il lucchetto?

Non si può uccidere un uomo morto.

“Il miglior posto dove nascondersi è dove il tuo avversario non ha ragione di trovarti.”

Lasciamelo! Non togliermi il coltello! Non ho le forze per stringere!

Non si può uccidere un uomo morto.

“Non lasciarti schiacciare. La salvezza è dentro di te. Lo è sempre stata …”

La chiave! L’avevi tu allora.

Non si può uccidere un uomo morto.

“… e sempre lo sarà”

Cos’è quel coso rosso? Che cosa avevi tu?

Non si può uccidere un uomo morto.

“Ah, non c’è niente di meglio che un buon vecchio cacciavite, vero John?”

Il cacciavite. Il tuo cacciavite.

Non si può uccidere un uomo morto.

“Voglio andarmene da qua. A qualunque costo.”

No! Così non te ne vai da nessuna parte! Non in questo modo!

Non si può uccidere un uomo morto.

“Ricordi la luce?”

Si, la luce è la fuori! Vai a prendertela!

La luce è dentro di me. Lo è sempre stata e lo sarà per sempre.

Che diavolo sai dicendo? Non puoi fare questo a te stesso! No, no, non puoi farci questo! FARE QUESTO A ME!

Non si può uccidere un uomo morto.

Dove te ne vai, John? Aspetta! Mi lasci qui? Dopo tutto quello che ho fatto per te, mi lasci qui?

Aspetta, devo chiederti una cosa.

Vieni. Leggi.

Dimmi…
Sto per morire qui, John?

Dammi il coltello.

Non puoi farlo.

Non tu.

Sono già morto da un pezzo.

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Qui la narrazione si interrompe, questa è l’ultima pagina del blocchetto.

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Il più grande inganno che io abbia mai fatto è stato farti credere di essere me.

John.

One comment

  1. SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER
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    Spiegazione dell’autore:

    ROOM finisce in maniera piuttosto disarmante, come ROOMS del resto, John è sdraiato su un lettino in un possibile laboratorio (?) e Herbet lo tranquillizza rispondendo che, si, sta per morire e il suo dolore finirà presto. Purtroppo per John, non è così, anche se la sua morte è sempre vicina quel che lo aspetterà sarà ROOMS. John e altri due pazienti presenti nell’edificio protagonista di ROOM vengono operati al cervello per cancellare ogni ricordo. Il quarto partecipante non è altri che … rullo di tamburi … Herbert! Dunque:

    A è Anna. B è Herbert. C è C, non si sa il suo nome. D è John. Si, il protagonista è il cattivo, non l’antieroe, il personaggio discutibile … no, no … Herbert è un pezzo di merda psicopatico, non sa di esserlo e voi vi siete immedesimati in lui

    Il gioco spero l’abbiate capito: 4 persone rinchiuse agli antipodi di un labirinto di stanze chiuse, ognuno di essi possiede un oggetto e senza averli riuniti tutti e 4 non e possibile ne vincere il gioco, ne sopravviverci. Nel momento dell’organizzazione non è dato sapere se qualcosa sia andato storto, ci sia stato un errore o addirittura una congiura nei suoi confronti, sta di fatto che Herbert perde totalmente la memoria come il resto dei partecipanti, quando in realtà, essendo lui il creatore del gioco, dovrebbe essere il più avvantaggiato. Si può supporre addirittura che D, cioè John, non sia stato drogato per nulla magari per ribaltare i ruoli e far divertire anche gli altri organizzatori del gioco, uno dei quali prenderà il posto di Herbert nelle future edizioni del gioco.

    Spero ricorderete la strana presenza che ossessionava John in ROOM, il fatto che ce ne siano anche in ROOMS e che sia John prima, che Herbert e Anna dopo le abbiano viste, potrebbe far intuire che le presenze sono reali e infestano sia l’edificio del gioco sia quella specie di manicomio protagonista del primo racconto. Si può supporre ancora, che esse non siano altro che le anime degli ex partecipanti al gioco decedute ed eternamente affamate (ripensate bene alla scomparsa di C), si può supporre che esse riconoscano in Herbert il loro carnefice, ed ecco spiegato l’accanimento col quale lo perseguitavano.

    Herbert si risveglia, non sa niente, riesce a raggiungere C, che gli confida di ricordare meglio (essendo lui il saggio: colui a cui viene data qualche informazione in più o che è stato operato in modo diverso) e che entrambi fanno parte di questo gioco malato. Herbert in preda ad un raptus lo uccide, cosa che tra l’altra gli aveva appena predetto la sua vittima. Dopo aver incontrato Anna e aver compiuto un altro paio di azioni predette da C, Herbert inizia ad chiedersi se sia B o D, in quanto quelle azioni erano collegate a D secondo C. Herbert comincia anche a domandarsi sulla reale esistenza di un quarto partecipante.

    La storia si sposta al piano inferiore, Herbert è zoppo e comunque vicino alla morte, dopo aver ucciso anche Anna però ha riunito 3 oggetti su 4, che porrebbero anche essere tutti essendo che non siamo ancora certi dell’esistenza di D. I demoni infestanti lo conducono verso la sua tomba, il contanier, forse preoccupati da una sua possibile vittoria. Anche se si ritrova irrimediabilmente chiuso dentro, John è costretto a raggiungerlo per recuperare coltello, chiave, lucchetto. (Notare la semplicità con cui John e il suo cacciavite montano e smontano il container a piacimento). Il confronto è finalmente giunto, dopo 10 o forse più giorni di torture i due carnefici si incontrano. Herbert alla visione di John inzia a recuperare piccole parti di memoria e giunge a comprendere la mostruosità in cui si è cacciato volontariamente. Nel frattempo Herbert sembra aver sviluppato una forma di bipolarismo, in quanto quello che potrebbe essere il suo inconscio lo regredisce in continuazione sulle future strategie da mettere in atto. Se leggete proprio le ultime righe la narrazione è divisa:

    “Voglio andarmene da qua. A qualunque costo.” (qua è tra virgolette perchè il protagonista sta ricordando, è anche in corsivo perchè ciò avviene all’interno della testa di Herbert)

    No! Così non te ne vai da nessuna parte! Non in questo modo! (questa è la voce dell’inconscio che lo persuade dal suicidio)

    Non si può uccidere un uomo morto.

    (questo è Herbert che capisce che c’è solo una via di fuga)

    “Ricordi la luce?” (questo è un ricordo … sono parole di C)

    Si, la luce è la fuori! Vai a prendertela! (inconscio che lo sprona ad andare avanti, a cercare di uccidere John e ad uscire da quel posto)

    La luce è dentro di me. Lo è sempre stata e lo sarà per sempre. (Herbert che realizza tutto)

    Che diavolo sai dicendo? Non puoi fare questo a te stesso! No, no, non puoi farci questo! FARE QUESTO A ME! (ultimo lamento dell’io)

    Non si può uccidere un uomo morto. (qua è sia in corsivo che in grassetto perchè finalemente Herbert è riuscito a controllare il suo inconscio e ad imporre un unica visione e realtà)

    I ruoli ora si sono ribaltati, resosi conto di tutto Herbert chiede “Sto per morire qui, John?” dunque lascia intendere di voler suicidarsi, anche perchè ora non può più neanche convivere con se stesso, esula John dallo scomodo incarico di ucciderlo e affermando “Sono già morto da un pezzo?” probabilmente (non è dato sapere) si suicida.

    “Il più grande inganno che io abbia mai fatto è stato farti credere di essere me.” John si congeda così, riconoscendo che l’unica sua furbizia sia stata quella di non dover intervenire minimamente e invece lasciare che “l’uomo col coltello” facesse tutto da solo, e diciamo che in questa sua affermazione è un po’ rinchiusa tutta la storia. Il più grande inganno del racconto è stato farvi immedesimare nel protagonista per poi farvi aberrare di averlo fatto. Riconosco comunque l’incompiutezza dell’opera, non è solo colpa del lettore se non è facile la comprensione, ma direi che in un racconto basato appunto sull’inganno non capire il 100% forse è buono e giusto.

     

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