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Autore: creepystories

Fakebook

Tom si maledisse per l'ennesima volta; aveva dimenticato di mettere in silenzioso il cellulare e ora l'avviso di una serie di messaggi su WhatsApp gli stava facendo perdere le staffe. E chi poteva essere se non quei pazzi dei suoi compagni di band?

Erano le sette meno cinque, decisamente troppo presto. Del resto il pullman sarebbe passato alle otto meno dieci, quindi lui voleva sfruttare tutto il tempo che aveva a disposizione per crogiolarsi nel caldo accogliente delle coperte.

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Lacrimae

L’uomo s’affrettò lungo la sterrata che dal paese lo portava alla sua casa in aperta campagna. S’era attardato a una taverna a bere e speculare con alcuni amici sul vecchio Mathias e adesso le ombre sul terreno s’erano allungate tremendamente. Finché era stato in compagnia, seduto nel locale riscaldato da un grosso camino, aveva riso assieme agli altri dei rumori e delle voci che provenivano dalla casa. Il vecchio viveva solo, un uomo d’età indecifrabile, sempre impeccabilmente vestito. Si diceva fosse stato un professore, anni prima, ma adesso era divenuto una sorta di recluso che non usciva quasi mai da quel suo rifugio nascosto dal bosco. Eppure talvolta, passando vicino a quell’antica costruzione, qualcuno aveva udito piangere. Un lamento sommesso, quasi sussurrato, seguito da altri suoni. Nessuno aveva mai dato una precisa descrizione di ciò che aveva sentito, neanche l’uomo che ora si vedeva costretto a passare davanti a quella casa con la notte che l’inseguiva senza tregua...

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Quel che vedono i gatti

Quando entrai in casa, vidi Rigo aspettarmi in corridoio. Riconosceva sempre i miei passi sul pianerottolo, sapeva perfino distinguere se a suonare al citofono fosse qualcuno che frequentava spesso casa o un perfetto sconosciuto. I gatti hanno percezioni che vanno al di là della comprensione umana. Vivono in un loro mondo, che non è il nostro. Ci illudiamo che facciano parte della nostra vita, mentre siamo noi ad appartenere a loro. E a ciò che sanno...

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Il dottore

Stanza bianca: un classico.

Sarebbe completamente bianca se non mi avessero concesso l’uso dei pennarelli.

La parete intorno alla porta della stanza è piena di segni. Per l’esattezza duemila novecento ottantotto segni rossi. Uso solo quel colore. Oramai me ne avranno dati una decina. Le infermiere continuano a cercare di convincermi ad usare altri colori, ma non voglio, voglio solo quel colore, posso usare SOLO quel colore...

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Finchè voci umane non ci sveglieranno

Quando Edith aprì gli occhi si accorse di trovarsi in una stanza in cui non era mai stata.

Debolmente illuminato da un piccolo candelabro, l'ambiente appariva privo di mobili e suppellettili, stretto e lungo, quasi un corridoio, abilmente adornato da figure maestose ed iscrizioni su tutte le pareti, freddo, umido: sentiva già di odiare quel posto. Sentiva sotto il suo corpo il freddo pavimento di marmo, nella sua mente il marmo doveva essere bianco e candido, oppure rosato o rosso come nei grandi palazzi rinascimentali mentre questo era scuro, orribile, una tonalità di marrone molto scuro, quasi nero, che contrastava aspramente con le ricche e sublimi lavorazioni delle pareti, colorate di oro e porpora, dove i grandi occhi delle sconosciute figure dipinte sembravano osservarlo da vicino...

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La Chat

Silvia era stata per lei, una semplice compagna di classe. Non avevano mai parlato molto, non abbastanza per potersi considerare amiche in ogni caso. Lara L’aveva comunque aggiunta ai contatti dei social network a cui era iscritta quando lei le aveva inviato la richiesta di amicizia, ma non si erano mai scritte. Non che le fosse antipatica, ma Lara era fatta così, non le piaceva socializzare con quelle che riteneva “persone superficiali” come si era fatta la chiara idea che Silvia fosse. Silvia amava le feste, bere, fumare, ascoltare musica al parco con la sua cricca di amici...

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